Intervista ad Aldo Cappetti, Maestro Artigiano e presidente CNA Industria Arezzo

Come la giacca stropicciata e troppo grande di Charlot in “Tempi Moderni”, la moda oggi è in contrasto con la situazione economica e sociale del nostro paese.
Negli ultimi anni, il settore della moda in Italia ha attraversato una fase di profonda trasformazione, sospeso tra le sfide della globalizzazione, l’accelerazione digitale e le rinnovate esigenze di sostenibilità. Pur mantenendo un ruolo di primo piano nel panorama internazionale, il sistema moda italiano si è trovato a dover ripensare modelli produttivi, strategie comunicative e logiche distributive. Tra crisi e rilanci, il Made in Italy continua a rappresentare un’eccellenza, ma con la consapevolezza che l’innovazione – culturale prima ancora che tecnologica – è ormai imprescindibile per garantirne la competitività nel lungo periodo.
L’artigianalità nel mondo della pelletteria è qualcosa di unico ed in continua trasformazione ed il Maestro Artigiano Aldo Cappetti, titolare dell’azienda Romy Pelletterie con sede a Pian di Scò e collaboratrice di brand di alta moda italiana ed internazionale, ne è un esempio: «C’è indubbiamente una trasformazione in atto che non ha precedenti: noi oggi abbiamo una domanda per 15.000 addetti e abbiamo un’offerta sul mercato per 33.000. Il continuo lievitare dei prezzi e dei costi, ha relegato la maggior parte delle persone ad una riduzione numerica di potenziale di acquisto che ha creato grandi sbandamenti sul mercato e, di conseguenza, allontanato questa clientela da prodotti di moda e alta moda ritenuti “inavvicinabili” economicamente. La crisi dal 2009 ad oggi, la pandemia, la globalizzazione e internazionalizzazione di prodotti di alta moda, tra cui la pelletteria, ha comportato un forte calo di professionalità ed artigianalità in cambio di un più facile ed economico mercato».
Nel 2025, l’artigianalità italiana si trova in un momento di rinnovata attenzione e, al tempo stesso, di significativa tensione tra tradizione e innovazione. Da un lato, la crescente domanda globale di prodotti autentici, sostenibili e di alta qualità ha riportato al centro il valore del “saper fare” tipico delle botteghe italiane. Le eccellenze artigiane – dalla pelletteria alla sartoria, dalla calzatura alle lavorazioni tessili – continuano a rappresentare un pilastro identitario del Made in Italy e a suscitare interesse anche tra le nuove generazioni di consumatori.
Dall’altro, il settore deve affrontare sfide strutturali: la scarsità di manodopera qualificata, il ricambio generazionale e la difficoltà di digitalizzare processi senza snaturare l’essenza del lavoro manuale.
«Ci dovrà essere una piccola ripresa dopo un cambiamento e scrematura generale. Confido in questo recupero ma ad una condizione: nella filiera ci dovrà essere professionalità, manualità, artigianalità quello che vent’anni fa c’era. Con Romy Pelletterie abbiamo provato a resistere e ci siamo riusciti in questi anni e mi auguro che si torni ad una valorizzazione della professionalità e della qualità: questo non significa che l’internalizzazione scomparirà, perché ovviamente non avverrà, ma scommetto che queste due tipologie di lavoro e prodotti potranno rendere il mondo della moda più interessante e bello».
“L’imperfezione è il lato umano della bellezza” dice Aldo Cappetti e questo processo di cambiamento, molto volte imperfetto, del settore moda ne è un esempio vero e tangibile: molte realtà artigiane stanno avviando percorsi di transizione, integrando tecnologie abilitanti (come stampa 3D, realtà aumentata e blockchain per la tracciabilità) con la cura e la qualità che caratterizzano la produzione tradizionale.
L’artigianato italiano nel 2025 è un settore in evoluzione, dove il futuro si gioca sulla capacità di innovare senza perdere l’anima del mestiere. Le istituzioni, le scuole di alta formazione e i distretti produttivi sono chiamati a fare sistema per salvaguardare un patrimonio unico, trasformandolo in leva strategica per la competitività del Paese.





