“Cambiare le regole generali e dare maggiore operatività ai consorzi fidi”

Convegno nella sede provinciale di Arezzo con Unioncamere e Artigiancassa

Il sistema del credito stringe i cordoni della borsa. Ma non per tutti: “non ci sono flessioni per la grande impresa mentre per la piccola siamo di fronte ad un drastico ridimensionamento. E noi non possiamo limitarci a prendere atto della situazione ma dobbiamo delineare una nuova strategia che consenta alle piccole e medie imprese di avere il credito che serve per fronteggiare la crisi e sostenere i progetti di sviluppo”. Parole di Fabio Petri, vice Presidente nazionale di Artigiancassa che con il Direttore Generale Francesco Simone, è intervenuto al confronto promosso da CNA Arezzo sul tema del credito. Con loro la Presidente provinciale Franca Binazzi, il vice Presidente Unioncamere Andrea Sereni e il vice Presidente CNA Toscana Mauro Patrussi.
Il delicato rapporto tra artigiani e banche è stato evidenziato da Nicola Tosi, Direttore di CNA Arezzo che ha coordinato il confronto: “su 9 imprese associate, 3 non sono bancabili e cioè non hanno crediti dal sistema; 3 riescono ad averli solo grazie ai consorzi fidi e 3 sono, da questo punto di vista, autonome. Non è quindi un caso che per il sistema delle piccole e medie imprese il credito sia una delle priorità storiche da sempre, insieme alla tassazione e al lavoro”.
La lunga crisi in atto ha acuito le difficoltà: “le aziende che si sono salvate, sono arrivate stanche a questo punto – ha commentato Francesco Simone. Per di più le regole bancarie obbligano a considerare i risultati dell’anno appena concluso e questo mette in crisi quelle aziende che nel 2016 hanno dato nuovi segnali di vitalità. Per di più vengono messe in atto scelte non condivisibili come quella di preferire le start up dal futuro incerto ad imprese che hanno 20 o 30 anni di presenza sul mercato. Infine deve essere fatto un ragionamento più puntuale sul concetto di piccola impresa che non è lo stesso in Italia e nel resto d’Europa: da noi sono quelle con meno di 10 dipendenti e che hanno bassissimi tassi di sofferenza”.
Imprese che hanno donne e uomini in carne ed ossa alla guida: “sono persone – ha ricordato Andrea Sereni – che mettono in gioco loro stesse, la famiglia, la casa. E il loro futuro non può essere affidato a parametri burocratici ma alla valutazione dei loro progetti imprenditoriali e alla fiducia personale che in base ad essi sono in grado di creare”. Tema sottolineato anche da Mauro Patrussi: “oggi si guarda al merito creditizio e non a quello del progetto imprenditoriale. In questo modo il 50% delle aziende che hanno chiesto un credito, non l’hanno ottenuto. In Germania, la percentuale arriva al 92%”.
“In questo modo – ha sottolineato Franca Binazzi – molte imprese sono state costrette a chiudere e dobbiamo intervenire perché questa lista nera non si allunghi. Faccio un appello ai direttori delle banche affinchè vadano nelle fabbriche e nei laboratori, ascoltino gli imprenditori, valutino i loro progetti. Non si limitino, quindi, ai numeri che compaiono sul computer dei loro uffici”.
CNA chiede un atteggiamento nuovo al credito ma propone anche soluzioni autonome e innovative. “Centrale è il ruolo dei consorzi fidi – ha sottolineato Fabio Petri. Pensiamo ad una strategia che non sia fatta solo di garanzie per le banche ma anche di linee dirette di credito per importi non superiori ai 30mila euro. Con la stessa logica dobbiamo affrontare il punto critico dell’insufficiente capitalizzazione di molte Pmi”.
Una rivoluzione del credito, quindi, che corre su due binari. Uno è quello dei rapporti con il sistema istituzionale per cambiare regole che salvano le grandi imprese ma affossano le piccole. L’altro è quello di una nuova e diretta azione dei consorzi fidi con garanzie e linee dirette di credito per quelle somme, appunto inferiori ai 30mila euro, che le banche giudicano non redditizie.