In: IMPRESE

Un esercito di 59 mila disoccupati, per la maggior parte donne; tanti, troppi i giovani.

Dati non incoraggianti su più fronti riflettono un tessuto economico che continua a dare segnali di sofferenza. Nei primi 9 mesi dell’anno si registrano 101 imprese artigiane in meno in una provincia in cui il settore conta 10.333 aziende, il 70% delle quali sono individuali. Lo stesso segno meno anche sul fronte dell’occupazione con un numero di addetti nell’artigianato che si attesta sotto le 30 mila unità con una flessione dell’1,8% (dato 2015).
Se si dà uno sguardo al quadro generale delle assunzioni nelle imprese aretine al 31 ottobre, emerge che nei primi 10 mesi del 2016 sono state 45 mila con una media di 4.500 avviamenti mensili, dato in diminuzione del 6% rispetto allo stesso periodo del 2015.

“E’ facile tirare le somme – dichiara la Presidente CNA Franca Binazzi – per le assunzioni il trend negativo rispetto al 2015 è la diretta conseguenza della diminuzione del risparmio contributivo sceso da 8.000 a 3.000 euro così come la durata passata da 3 a 2 anni. Rispetto al primo anno del Jobs Act non si è quindi confermato il balzo in avanti dei contratti a tempo indeterminato. In sostanza l’effetto negativo del ridimensionamento dell’agevolazione contributiva in provincia di Arezzo si è tradotto in una progressiva frenata dell’incremento occupazionale.
Dati alla mano, emerge la necessità di misure più strutturali ed incisive per sostenere aziende e occupazione; buono per ora ma insufficiente il provvedimento introdotto nella Legge di Stabilità che prevede l’esonero contributivo triennale per le aziende che assumono giovani diplomati con un percorso di apprendistato di 1° livello (la cosiddetta alternanza scuola – lavoro).
Bisogna solo agire. A partire dai giovani visto che in provincia di Arezzo abbiamo un esercito di 14 mila disoccupati (6000 under 25, 8000 di età compresa tra 25 e 30 anni – dati al 30.09). Di fronte a questi numeri non c’è molto da commentare, occorre intervenire in 3 direzioni: formazione, scuola, apprendistato. Con un maggiore coinvolgimento delle imprese nella messa a punto di strumenti come l’apprendistato che prevede dispositivi che dotano il giovane di competenze in grado di avviarlo ad un lavoro qualificato. Purtroppo oggi l’apprendistato è gravato da un’eccessiva burocrazia che ne scoraggia l’utilizzo da parte delle imprese.
Quella del lavoro, quindi, continua ad essere un’emergenza per il territorio aretino di fatto invariata rispetto al 2015: poco più di 59 mila iscrizioni allo stato di disoccupazione, il 59% donne, il 55% con più di 39 anni, le concentrazioni maggiori nell’area aretina (41%) e in Valdarno (25%), le vallate a maggiore concentrazione manifatturiera della nostra provincia, seguono Valdichiana (15%), Casentino con 11% e Valtiberina (8%).
Se per completezza di dati aggiungiamo quelli della cassa integrazione al 30 settembre 2016 vediamo che registra circa 3 milioni e 400 mila ore, con una flessione di circa 350 mila ore rispetto al 2015. Una fotografia che non induce certo all’ottimismo. Le piccole imprese, che hanno lottato in questi anni per sopravvivere alla crisi, sono stremate e se non interverranno nuovi strumenti e garanzie utili a mantenere i livelli occupazionali e la continuità del lavoro, ai dipendenti a rischio si aggiungeranno titolari e collaboratori di tutte quelle imprese che inevitabilmente chiuderanno se saranno costrette a privarsi definitivamente della manodopera”.